mercoledì 28 marzo 2018

I CRIPTICI, LE COPPIE, LE SIGNORINE BUONGIORNO (E BUONANOTTE)


I CRIPTICI (cap. 16)


   Da quando ero sceso nei meandri del Social Inferno non avevo ancora provato il panico che mi assalì oltre la porta dei depressi. Non si vedeva assolutamente nulla, il buio era totale. Quella notte fisica era probabilmente penetrata anche nella mia mente perché quando provai a chiamare Virginia non ottenni risposta.
   Non potendo tornare indietro avanzai a tentoni, con passi lenti e indecisi. Il silenzio aumentava il senso di angoscia. Per ore avanzai impaurito, fino a quando le mie mani tese urtarono qualcosa.
   “C’è qualcuno?” chiesi al buio di fronte a me.
   “Bar fessacchiotto intimo lacustre nel meriggio indiano” sentii rispondere.
   L’essere che avevo davanti e non vedevo sembrava umano; lo tastai in volto per averne conferma, senza che questi si infastidisse o si ritraesse.
   “Cos’hai detto, scusa?”
   “Solletica blando per impervie erte che di infausto hanno un clistere.”
   “Puoi parlare più lentamente? Non capisco…”
   “Va bene, parlerò la tua lingua. Tradotto, quello che ho detto significa: non te ne pentirai.”
   “E che significa non te ne pentirai? Dove mi trovo?”
   “Stavo postando. “Non te ne pentirai” è un messaggio che possono capire solo i diretti interessati. Qui si parla il criptico, una lingua che solo noi usiamo e capiamo.”
   “Noi chi?”
   “Noi criptici.”
   Chiesi l’amicizia al tizio misterioso che mi stava delucidando, che su Facebook risultò un ragazzo modenese di venticinque anni. Sbirciando il suo profilo capii meglio con chi avevo a che fare. Il criptico è colui che scrive messaggi indirizzati a chi lo può capire, senza essere troppo esplicito, anzi, essendo assolutamente oscuro. Per esempio, un criptico scrive: “È stato bellissimo.” Il post è capito solo da chi sa cosa vuol dire per avere avuto informazioni pregresse. Quando scrive “Ne passerà di tempo prima che ricapiti…” è un messaggio in codice che solo una persona o pochissime capiranno.
   Spesso i criptici usano il loro “idioma” per insultare senza essere diretti, tipo: “Non c’è merda più grande di te sulla faccia della Terra.” Quel “te”, se legge, capirà che si parla di “lui”.
   Altre volte i criptici usano il loro linguaggio per mandare messaggi subliminali. Celati tra le righe mettono annunci e desideri che si augurano il destinatario decripti e realizzi.
   Ci sono poi i criptici da ricovero, quelli che mandano foto e messaggi dai pronto soccorso o ospedali. Rimangono sul vago e godono molto più degli altri criptici nello stimolare la curiosità dei loro “amici”. “Tre ore al P.S. che palle!” scrivono, oppure “Operazione in vista…”, “Povera cucciola, che spavento!”, e così via. Forse solo dopo aver ricevuto un tot di messaggi preoccupati faranno chiarezza, ma il criptico ricoverato ama essere evasivo per natura. Se nessuno lo “caga” ci rimarrà malissimo, ma se lo incalzano e fiuta interesse andrà in… paradiso.
   Salutai il ragazzo misterioso e proseguii nel buio che avevo davanti. Ogni tanto mi imbattevo in uomini e donne che si divertivano a blaterare cose a me incomprensibili. Fino a quando, ormai al culmine dell’ansia, non mi accorsi – come potevo?! – di una botola aperta nel terreno e fortunatamente precipitai fuori da quel mondo.





LE COPPIE (cap. 17)


   Patetico. È il primo aggettivo che mi viene in mente se penso al mondo successivo. Precipitai in un gigantesco ipermercato dove uomini e donne accoppiati (con qualche rara eccezione di uomo con uomo e donna con donna),  fidanzati o sposati, giravano per i corridoi e i negozi spingendo insieme un carrello  pieno di generi di prima inutilità: cravatte per cani, creme depilatorie per bambole, birre analcoliche, padelle di carta, spray attira zanzare, libri non scritti, bottiglie di latte rancido, shampoo per ascelle, olio di gomito, eccetera. Siccome era da un po’ che non sentivo Virginia, la chiamai.
   “Sbaglio o sono quelli che stanno insieme anche su Facebook con un profilo comune?”
   “Non sbagli” rispose. “Sono loro.”
   “Non so spiegarti il motivo, ma trovo che ci sia qualcosa di malato nel loro rapporto, di insano nelle loro personalità.”
   “Infatti è così. A parte qualche rara eccezione, casi in cui hanno creato il profilo insieme senza pensarci, senza neanche sapere che inferno fosse Facebook, la maggioranza dei profili di coppie sono costruiti su fondamenta marce e scricchiolanti.”
   “Cosa vuoi dire? Non sono sicuro di seguirti.”
   “Ah Simone, non sono un’esperta di psiche umana e di conseguenza non sono sicura di saperlo spiegare nemmeno io. Ci provo: il profilo Facebook è uno specchio della tua anima, riflette ciò che sei come singolo individuo. Allora perché nascondere questa immagine traslando l’unità della realtà nell’unicità virtuale? Che poi di virtuale non ha nulla. Anche se sei innamorato della tua “metà di mela” è ridicolo apparire “mela intera” su un social. Non trovi?”
   “Assolutamente.”
   “Cosa vogliono dimostrare? Che sono innamorati e che il loro amore è unico ed eterno?”
   “C’era un mio amico che si era iscritto con la fidanzata” la interruppi. “Per anni hanno postato tutto insieme, non si capiva mai chi era l’autore, se lui o lei. Andando su un social (scendendo nel Social Inferno!) si erano annullati come coppia e come individui. Avevano perso l’identità. Tant’è che una volta finita la loro storia, hanno prontamente cancellato il profilo perché avevano provato vergogna per il loro suicidio identitario. Erano stati in due ma in realtà non erano nessuno.”
   “Riflessione sottile ed estremamente logica.”
   “Riflettiamo anche su questo: mischiare i nomi tipo GIUSEPPE MARIA ROSSI BIANCHI… non dico GIUSEPPE ROSSI E MARIA BIANCHI… proprio GIUSEPPE MARIA ROSSI BIANCHI. Anche questo è un sintomo di confusione identitaria, di annullamento della personalità.”
   “Penso anche che molti di quelli che hanno un profilo in due lo facciano per dimostrare  all’altro che non hanno niente da nascondere, mentre invece tra le gambe di uno o di entrambi penzola una bella coda di paglia. Scommetto che molti di loro, oltre ad avere profili alternativi e fasulli, hanno pure parecchi scheletri nell’armadio.”
   “Probabilissimo. Che altro dire cara Virginia? Mi indicheresti la direzione per uscire da qui?”
   “Per questa volta ti darò un aiuto più concreto del solito vai e troverai. È troppo deprimente questo mondo. Segui le indicazioni per il reparto “giochi da preti”, lì troverai tre porte nere. Scegli quella che vuoi.”
   “Senti ma… perché questi dannati non usano le porte per andarsene?”
   “Perché non le vedono. Perché non possono. Perché sono dannati.”





LE SIGNORINE BUONGIORNO (E BUONANOTTE) (cap. 18)


   Il mondo seguente mi vide transitare attraverso antiche stanze barocche per non più di un’ora. Le camere si susseguivano una dopo l’altra, pulite e arredate con gusto. In ognuna di esse risiedeva una signora vestita da dama del Seicento; qualche volta, molto più rari, incontravo uomini in parrucca agghindati con fiocchi, pizzi e merletti.
   Erano tutti gentili ed educati, ma dopo aver creduto che si rivolgessero a me con i saluti, capii che la loro mente era collegata a Facebook.
   Buongiorno mondo!
   Felice sveglia a tutti i miei amici!
   Buona giornata al popolo di Facebook!
   Buona domenica a tutti, belli e brutti!
   Per oggi stacco. Auguro a tutti buonanotte!
   Non erano persone molto interessanti, al contrario del look e del mondo in cui abitavano. I loro profili, come sapevo bene e come ebbi conferma collegandomi mentalmente per qualche istante, erano quasi esclusivamente intasati di Buongiorno la mattina e Buonanotte la sera. Con in mezzo le migliaia di varianti e gli immancabili auguri di buon compleanno, Natale, Pasqua, eccetera.
   Infiali le stanze a passo spedito finché in un boudoir non trovai la porta nera che cercavo.





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