GLI
PSEUDOFILOSOFI (cap. 11)
Il mondo successivo sembrava la location di un film ambientato
nell’antica Grecia. Templi e colonne erano disseminati sul terreno polveroso a
rievocare le rovine di una città un tempo importante.
Su quel “set” passeggiavano soprattutto uomini, ma anche numerose donne,
con le braccia dietro la schiena; sembravano tutti assorti in profonde
meditazioni.
Incrociai un ragazzo che indossava una lunga barba posticcia, la qual
cosa mi fece sorridere. Notai che la mia presenza aveva attirato la sua
attenzione. Ci fermammo a pochi centimetri l’uno dall’altro.
“La vita è fatta di momenti di grande intensità e di innumerevoli
intervalli” disse guardandomi negli occhi con espressione concentrata. “La
maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col
vivere solo gli intervalli.”
“Complimenti, mi sembra di averla già letta da qualche parte. È tua?”
dissi.
“Certamente. Io sono un pensatore, un dispensatore di perle di saggezza.
Vieni sulla mia pagina Facebook e vedrai…”
Dopo aver saputo nome e cognome entrai con la mente nel profilo del
novello Platone e lessi i suoi post. Mi accorsi presto che le massime e gli
aforismi che citava erano tutti rubati ad altri, fossero essi veri filosofi,
artisti o gente comune.
“Non è povero chi possiede poco,
bensì chi desidera più di quanto possiede. Mmm... questa è senza citazione
dell’autore a fianco… non mi dirai che è tua?”
“Sì sì, è mia” affermò un po’ meno spavaldo di prima.
“Mah, sarà, ma a me ricorda tanto Seneca. E questa? Coltivare l’ozio è il fine dell’uomo. Questo è Oscar Wilde!”
“Ma no, oddio, può essere che abbia scritto qualcosa di simile, ma è mia
anche questa.”
Continuai a leggere i suoi post e per molti di essi individuai l’autore,
che ovviamente non era citato con l’ormai classico (cit.).
“Non si può essere realmente forti
finché non si vede l’aspetto divertente delle cose.” (Ken Kesey, presa da
“Qualcuno volò sul nido del cuculo”)
“Sapersi liberare non è niente; il
difficile è sapere essere liberi.” (André Gide, rubata a “L’immoralista”)
“Tutti devono sentirsi superiori a
qualcuno. Ma è buona abitudine darne una piccola prova prima di esercitare
questo privilegio.” (Truman Capote, saccheggiata da “Colazione da Tiffany”)
Ricordai anche l’autore delle parole che mi aveva detto incontrandoci
poco prima. Era Nietzsche.
“E questa?” chiesi al giovane. “Soldi,
successo, fama, figli e sesso non riempiono quel “buco” che ognuno ha dentro se
stesso. Riempiti di amore e donane all’eccesso.”
“Bella vero?”
“Bella un cazzo! Questa è presa pari pari dal mio profilo, a sua volta trascritta
da un mio vecchio libro, ma non credo tu abbia letto libri miei.”
Mi sorprese il fatto di vedere un mio pezzo, anche se rubato; in un certo senso mi fece piacere, ma diamo
a Cesare quel che è di Cesare. Attribuirsi pensieri di altri è un furto secondo
me; il rischio grosso è farsi un’idea sbagliata delle persone, crederle molto
migliori di quel che sono. Dopo un po’ la verità viene comunque a galla, ma
partire con il piede sbagliato perché ci si vuole imbellettare con
l’intelligenza altrui non va bene.
Il ragazzo arrossì e la barba gli si staccò cadendogli tra i piedi.
Faceva un po’ compassione. Fui lì lì per dire qualcosa, volevo perdonarlo, ma
corse via a gambe levate.
Corsi via anch’io, verso la porta nera che intravedevo tra le macerie di
un antico tempio crollato.
I BUFALARI (cap. 12)
“Cazzosdazzo!” esclamai.
Un fiume di lava incandescente scorreva davanti a me. La porta nera, una
volta superata, non poteva più essere riaperta per tornare indietro. Non c’era
alternativa se non quella di andare avanti, ma come fare? Osservando
attentamente la massa infuocata che si muoveva sotto i miei piedi scorsi delle
rocce che quasi si mimetizzavano con la lava. Stando molto attento potevo
saltare sopra quelle per attraversare il fiume. Feci un bel respiro e saltai.
A metà strada rischiai di scivolare ma in un paio di minuti fui
sull’altra sponda sano e salvo. Davanti a me si estendeva un’immensa area
sterrata sulla quale una marea di persone camminava a quattro zampe. C’era una
puzza di merda incredibile in quel mondo, talmente nauseante che dovetti
togliermi la maglietta della salute – zuppa di sudore per lo sforzo che avevo
fatto per superare il fiume bollente – e legarmela intorno al collo per coprire
bocca e naso.
Mi resi presto conto che la puzza proveniva da quella gente, che pur
vestita di tutto punto, girava carponi cagandosi continuamente nelle mutande.
Sembrava però che nessuno se ne preoccupasse; uomini e donne vagavano senza
meta apparente, giulivi e inebetiti al contempo. Nessuno inoltre pareva avere
il dono della favella, così chiamai Virginia.
“Chi sono questi mentecatti lobotomizzati?” chiesi.
“I bufalari. Quelli che
condividono continuamente notizie false, inventate, le altrimenti dette fake news, alimentando il grande circo della mediocrità
umana.”
“Dio mio! Ora capisco il “senso metaforico” di questo regresso allo
stadio animale; e questa puzza di merda è la puzza dell’ignoranza.”
“Esattamente. Sei perspicace amore
mio. Qui vivono tutti quegli uomini e donne che nella vita reale possono
essere definiti i burattini della società, in pratica la colonna vertebrale del
Grande Fratello, senza la quale collasserebbe non potendo più governare il
popolo.”
“Tra i miei numerosi amici social ce ne sono a decine. Non li cancello
solo perché mi auguro che, da buon
narciso presuntuoso, leggendomi, leggendo i miei post intelligenti, possano
rinsavire, evolvere anche loro contagiati dal seme della ragione e della
cultura. È un’impresa ardua, ma s’ha da fa’.”
“Eh eh, è vero. Queste “bestie” non hanno un cervello che pensa in
proprio; qualsiasi cosa gli venga detto di credere loro credono. Ciò che
postano ne è la dimostrazione: Quando
c’era il Duce si stava bene perché ha fatto questo, migliorato quello,
inventato quest’altro. Ed ecco torme di bufalari (vorrei notassi anche la
loro estrazione sociale e le loro idee politiche…) che condividono senza fare
nessun approfondimento. Oppure: Scoperta
nave aliena tra i ghiacci dell’Artico. E vai di condivisione. Scheletro di sirena trovato sul fondo del
pacifico. Io mi chiedo coma facciano a credere a tutte ‘ste puttanate degli
esseri umani adulti sani di mente.”
“Già. E quelle notizie del tipo:
Gli uomini pelati fanno godere di più le donne. Le donne grasse sono più sexy e
brave a letto. Una ricerca della Sticazzi University afferma che i ragazzi
bassi e brutti sono più intelligenti. Vogliamo parlarne?”
“Ah ah ah, no lasciamo stare va’. Chi posta questa roba? I poveracci che
vogliono avere una piccola iniezione di autostima. Mamma mia Virginia, quanta
merda! Giorni fa un mio caro amico, che ritenevo uno con un q.i. elevato (ma è
evidente che il q.i. con l’intelligenza che dico io non c’entra nulla!) ha
postato un articolo che diceva che uno scienziato americano aveva previsto,
calcolando persino il giorno e l’ora esatta, i terremoti dell’Aquila,
dell’Emilia e di Amatrice. Mi ha pianto il cuore leggere quella roba sulla sua
bacheca.”
“Ti capisco. Ora ascoltami. Per uscire da questo mondo dovrai camminare
per molte ore, forse per qualche giorno.”
“Come farò senza cibo?”
“Pensavo lo avessi già capito. Finché sei nel mondo virtuale il tuo
fisico non avrà bisogno di acqua o cibo.”
“Quando sono stato nel mondo dei posta-cibo mi era venuta una fame!”
“Naturale. Però stai tranquillo, qui di fame non morirai. Ti stavo
dicendo… non demoralizzarti se per molto tempo non vedrai altro che gente a
quattro zampe, terra arida e puzza di merda. Prima o poi arriverai a un
recinto…”
“La porta nera?”
“No, non qui. Quando sarai giunto al recinto, scavalcalo. E prosegui. Io
sarò sempre al tuo fianco, o meglio, nella tua mente se avrai bisogno.”
Proseguii.
L’ACQUARIO DEI
CREDULONI CONDIVISORI (cap. 13)
Dopo quella che mi parve un’eternità, arrivai al recinto indicato da
Virginia. Era alto non più di un metro e mezzo e una volta scavalcato entrai in
una stanza circolare semi buia. Faticavo a vedere, anche se non c’era nulla lì
dentro a parte una botola al centro del pavimento in parquet. Sollevai il
coperchio e scesi. Che altro potevo fare?
Una piccola scaletta mi condusse in un corridoio illuminato da faretti a
led che pendevano dal soffitto. Mi incamminai. Ai lati c’erano delle grandi
vasche, veri e propri acquari dove persone normalmente vestite nuotavano
spensierate. Erano esseri umani in tutto e per tutto, solo che come i pesci
potevano vivere sott’acqua. Dei pesci avevano anche gli occhi a palla, sfere
scure e inespressive che davano a ogni individuo quell’aria di spensieratezza
di cui appunto dicevo.
Mi avvicinai alla vasca di destra e su una targhetta lessi: OROSCOPARI.
Senza bisogno di Virginia o di collegarmi seppi che erano parenti stretti dei
bufalari, social dannati che postano quasi quotidianamente roba tipo:
I segni più
sinceri:
leone
vergine
sagittario
scorpione
pesci
I più bravi a
letto sono i nati sotto questo segno:
gemelli
leone
acquario
toro
vergine
Sono troppo intelligenti
e non si fanno mai fregare:
cancro
toro
bilancia
scorpione
pesci
Ovviamente chi posta ‘ste merdate appartiene al segno zodiacale citato
tra gli altri.
La vasca di sinistra conteneva invece i CONDIVISORI DI FORTUNA SERIALI,
quelli che postano cazzate tipo “se condividi avrai fortuna e soldi e amore per
il resto dei tuoi giorni.” Sono detti volgarmente catenadisantantoniari, spesso presenti anche su Whatsapp.
La vasca successiva, sulla destra, era abitata dai PII, uomini e donne
che postano immagini della Madonna, di Gesù, di Padre Pio e compagnia bella,
sperando forse in un miracolo che nella loro triste vita subacquea non avverrà
mai.
Sempre sulla destra, un po’ più avanti, sguazzavano nell’acqua i
GIOCATORI, coloro che usano Facebook praticamente solo per giocare. Non conosco
i loro giochi ma conosco loro perché riescono a romperti i maroni continuamente con i loro inviti a giocare ai loro
divertimenti del cazzo.
Sull’altro lato c’era una vasca con l’acqua più torbida rispetto alle
altre; anche gli uomini-pesce al suo interno sembravano più, come dire?,
rincoglioniti degli altri. Erano i CONDIVISORI DI HANDICAP E DISABILITÀ VARIE,
quella terrificante specie di feisbuchizzati che postano immagini di ragazze
mutilate, o bambini down, o malati terminali, eccetera, con richieste di
condivisione aberranti:
Lei
è una vera combattente. Ha perso una gamba dopo un incidente ma non si arrende.
Condividi se sei con lei!
Vuoi
fare felice questo bimbo con la sindrome di down? Metti “mi piace” e condividi.
Lauretta
sta lottando contro un tumore al seno. Facciamole sentire che siamo con lei.
Voglio vedere chi condivide.
Mio
marito si vergogna di me perché sono disabile. Voglio avere un condividi sul
tuo diario se non ti vergogni di me.
I
bambini handicappati non sono strani. Tutto quello che vogliono è essere
accettati. C’è qualcuno disposto a copiare e incollare? So chi lo farà.
Ebbi un conato di vomito. C’erano altri acquari più o meno grandi ai
lati, ma decisi di proseguire senza più soffermarmi. Puntai dritto verso la
porta nera che sembrava attirarmi ammaliatrice in fondo al corridoio.



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