mercoledì 4 aprile 2018

TONY STANTUFFO


TONY STANTUFFO (cap. 25)


   Quando raggiunsi la cima della collina non trovai nessuno. C’era però una scala a pioli che saliva verso il cielo, su, su, fino a perdersi nell’azzurro. Soffro di vertigini da sempre e fui un po’ titubante nell’intraprendere quella scalata, ma dopo essermi detto che “non ho nulla da perdere” mi attaccai al primo piolo e iniziai a salire. Guardare giù mi avrebbe paralizzato dal panico, così mi arrampicai concentrandomi sui pioli, contandoli uno dopo l’altro. Arrivai a cinquemilaquattordici prima di incontrare una botola che si apriva nel bel mezzo del cielo; vi entrai e mi ritrovai in quella che ad una prima occhiata mi parve una cantina. Infatti sul lato dove posai lo sguardo appena dentro vidi una parete interamente occupata da bottiglie e botti di vino. Capii che non era una cantina osservando il resto della stanza: la parete opposta era coperta da un’immensa libreria colma di libri nuovi e soprattutto antichi. Anche la parete alle mie spalle era zeppa di libri. Sulla parete in fondo si apriva un’ampia finestra sotto la quale era posizionato un comodo divano. Tony Stantuffo sedeva sorridendomi con un libro in una mano e un calice di vino rosso nell’altra.
   “Tony!” esclamai sorpreso.
   “Ciao Simone” disse pacifico. “Ti aspettavo.”
   A questo punto devo fare un più o meno breve excursus. Tony Stantuffo è il personaggio di un mio vecchio libro, che nel tempo è diventato il mio alter ego, soprattutto dopo l’esplosione di Facebook, quando provai a immaginarlo come un personaggio reale e lo iscrissi con il suo profilo personale. L’avatar ha preso vita in Rete e ora, in un certo senso, reale lo è diventato veramente. Tony è un po’ il mio lato nascosto, oserei dire oscuro, che spesso però mi illumina. Tutti abbiamo due facce; capirlo e farle dialogare tra loro trovo sia estremamente terapeutico. Altro che psicologia, medicina o medicinali. Tony è il guaritore del mio spirito, un mentore, il guru che ritrovavo in quel momento nel Social Inferno.
   “È un grandissimo piacere vederti. Finora mi è sembrato di avere avuto a che fare solo con dei pazzi” riferii all’amico.
   “Il mondo è pieno di pazzi, sia qui che là fuori.”
   “Senza dubbio.”
   “Se sei qui, un po’ pazzo lo sei anche tu, non credi?”
   “Assolutamente, ma voglio guarire…”
   Tony disse, anzi ordinò, di accomodarmi sul divano accanto a lui e mi offrì un calice di vino.
   “Chianti degli Inferi” disse porgendomelo.
   Mi guardai intorno e commentai: “Un po’ ti invidio, sembra che tra queste quattro mura tu abbia tutto quello che occorre per stare bene.”
   “Beh, diciamo che questa è la base per stare bene. Libri e vino mi sono serviti e mi servono per spalancare le porte della coscienza, per ampliare la percezione ed arrivare alla conoscenza. Tu che mi hai creato lo sai bene.”
   “Qualche tempo fa discutevo proprio su Facebook della necessità di avere la mente “alterata” da sostanze psicotrope se si vogliono avere illuminazioni. L’importante è arrivare al livello giusto, senza oltrepassarlo né stare sotto. In questa stanza c’è il necessario per rimanere al livello che intendo, l’occorrente per alimentare psiche, fantasia, cultura e… conoscenza. Pochi dei miei interlocutori capirono esattamente cosa intendessi in quel post.”
   “Non credo ti sia sorpreso. Gli illuminati non sono molti, altrimenti il mondo non starebbe morendo. E non credere di essere troppo illuminato nemmeno tu. Sai perché non potrai mai arrivare al mio livello di Luce?”
   “Posso intuirlo.”
   “Perché sei umano, sei vivo, sei vero, mentre io no. Non puoi essere te stesso al cento percento sulla Terra; ci sono troppi condizionamenti esterni che inquinano il tuo essere. Il tuo Io è appesantito da fardelli culturali, ambientali, climatici, educativi, morali, non di meno genetici. Per essere il più possibile puri bisognerebbe cancellare il proprio passato. Chi ci riesce diventa Dio, perché quello che i poveri umani chiamano Dio è semplicemente la loro anima risvegliata, purificata e alleggerita. Mi segui?”
   “Certo che ti seguo. Te li ho inculcati io questi pensieri.”
   “Ma io li ho vissuti, se concedi ad un avatar di vivere una propria vita nel mondo della fantasia. Tu sei umano, quindi troppo lontano dalla vera luce. Ti avvicini solo quando raggiungi il nirvana alcolico.”
   Bevvi qualche altro bicchiere di vino ascoltando e conversando piacevolmente con il mio amico.
   “Ora che il vino mi ha messo al tuo livello, sul tuo piano empatico, liberando la mente da preconcetti, inibizioni e teorie fallaci, ti seguo meglio.”
   “Ne sono felice, ma ricorda di non abusare mai del vino e nemmeno dei libri. L’abuso nuoce a tutto.”
   “Lo so, lo so. Senti Tony, siccome sto per uscire dal Social Inferno, hai qualche consiglio utile da darmi prima che torni nell’altro inferno là fuori?”
   “Ascolta sempre la tua anima, quel Dio di cui ti ho appena parlato. Anche se è sepolta da quintali di immondizia, rimanendo in silenzio puoi sentire la sua voce. Segui le indicazioni che ti darà, va’ sempre per la tua strada e non abbandonare la stella cometa rappresentata dai tuoi sogni. Vivi senza temere gli ostacoli che gli altri ti metteranno davanti perché invidiosi della tua libertà. Sei nato per cantare fuori dal coro. Fallo.”
   “Grazie Tony, avevo bisogno di sentire queste parole.”
   “E non avere paura nemmeno della solitudine. La vita è un’impervia montagna, più sali più rimani solo. È l’ineluttabile destino di chi ha conosciuto la Morte e si avvicina alla Verità.”
   Versò un altro bicchiere di vino a entrambi e brindammo.
   “Alla vita vera!” propose.
   “Prosit” dissi.
   “Un’ultima cosa. Prima di… scollegarti, devi obbligatoriamente andare giù nei sotterranei del Social Inferno. Già che sei stato qui, non avrebbe senso rinunciare a questa tappa fondamentale per capire meglio…”
   “Se lo dici tu.”
   Scolai d’un fiato l’ultimo bicchiere e dal punto più alto di quell’inferno mi ritrovai nel punto più estremo sul versante opposto.



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