TONY STANTUFFO (cap. 25)
Quando raggiunsi la cima della collina non trovai nessuno. C’era però
una scala a pioli che saliva verso il cielo, su, su, fino a perdersi
nell’azzurro. Soffro di vertigini da sempre e fui un po’ titubante
nell’intraprendere quella scalata, ma dopo essermi detto che “non ho nulla da
perdere” mi attaccai al primo piolo e iniziai a salire. Guardare giù mi avrebbe
paralizzato dal panico, così mi arrampicai concentrandomi sui pioli, contandoli
uno dopo l’altro. Arrivai a cinquemilaquattordici prima di incontrare una
botola che si apriva nel bel mezzo del cielo; vi entrai e mi ritrovai in quella
che ad una prima occhiata mi parve una cantina. Infatti sul lato dove posai lo
sguardo appena dentro vidi una parete interamente occupata da bottiglie e botti
di vino. Capii che non era una cantina osservando il resto della stanza: la
parete opposta era coperta da un’immensa libreria colma di libri nuovi e
soprattutto antichi. Anche la parete alle mie spalle era zeppa di libri. Sulla
parete in fondo si apriva un’ampia finestra sotto la quale era posizionato un
comodo divano. Tony Stantuffo sedeva sorridendomi con un libro in una mano e un
calice di vino rosso nell’altra.
“Tony!” esclamai sorpreso.
“Ciao Simone” disse pacifico. “Ti aspettavo.”
A questo punto devo fare un più o meno breve excursus. Tony Stantuffo è
il personaggio di un mio vecchio libro, che nel tempo è diventato il mio alter
ego, soprattutto dopo l’esplosione di Facebook, quando provai a immaginarlo
come un personaggio reale e lo iscrissi con il suo profilo personale. L’avatar
ha preso vita in Rete e ora, in un certo senso, reale lo è diventato veramente.
Tony è un po’ il mio lato nascosto, oserei dire oscuro, che spesso però mi
illumina. Tutti abbiamo due facce; capirlo e farle dialogare tra loro trovo sia
estremamente terapeutico. Altro che psicologia, medicina o medicinali. Tony è
il guaritore del mio spirito, un mentore, il guru che ritrovavo in quel momento
nel Social Inferno.
“È un grandissimo piacere vederti. Finora mi è sembrato di avere avuto a
che fare solo con dei pazzi” riferii all’amico.
“Il mondo è pieno di pazzi, sia qui che là fuori.”
“Senza dubbio.”
“Se sei qui, un po’ pazzo lo sei anche tu, non credi?”
“Assolutamente, ma voglio guarire…”
Tony disse, anzi ordinò, di accomodarmi sul divano accanto a lui e mi
offrì un calice di vino.
“Chianti degli Inferi” disse porgendomelo.
Mi guardai intorno e commentai: “Un po’ ti invidio, sembra che tra queste
quattro mura tu abbia tutto quello che occorre per stare bene.”
“Beh, diciamo che questa è la base
per stare bene. Libri e vino mi sono serviti e mi servono per spalancare le
porte della coscienza, per ampliare la percezione ed arrivare alla conoscenza.
Tu che mi hai creato lo sai bene.”
“Qualche tempo fa discutevo proprio su Facebook della necessità di avere
la mente “alterata” da sostanze psicotrope se si vogliono avere illuminazioni. L’importante è arrivare
al livello giusto, senza oltrepassarlo
né stare sotto. In questa stanza c’è il necessario per rimanere al livello che
intendo, l’occorrente per alimentare psiche, fantasia, cultura e… conoscenza.
Pochi dei miei interlocutori capirono esattamente cosa intendessi in quel
post.”
“Non credo ti sia sorpreso. Gli illuminati non sono molti, altrimenti il
mondo non starebbe morendo. E non credere di essere troppo illuminato nemmeno
tu. Sai perché non potrai mai arrivare al mio livello di Luce?”
“Posso intuirlo.”
“Perché sei umano, sei vivo, sei vero, mentre io no. Non puoi essere te
stesso al cento percento sulla Terra; ci sono troppi condizionamenti esterni che inquinano il tuo essere. Il
tuo Io è appesantito da fardelli culturali, ambientali, climatici, educativi,
morali, non di meno genetici. Per essere il più possibile puri bisognerebbe
cancellare il proprio passato. Chi ci riesce diventa Dio, perché quello che i
poveri umani chiamano Dio è semplicemente la loro anima risvegliata, purificata
e alleggerita. Mi segui?”
“Certo che ti seguo. Te li ho inculcati io questi pensieri.”
“Ma io li ho vissuti, se concedi ad un avatar di vivere una propria vita
nel mondo della fantasia. Tu sei umano, quindi troppo lontano dalla vera luce. Ti avvicini solo quando
raggiungi il nirvana alcolico.”
Bevvi qualche altro bicchiere di vino ascoltando e conversando
piacevolmente con il mio amico.
“Ora che il vino mi ha messo al tuo livello, sul tuo piano empatico,
liberando la mente da preconcetti, inibizioni e teorie fallaci, ti seguo
meglio.”
“Ne sono felice, ma ricorda di non abusare mai del vino e nemmeno dei
libri. L’abuso nuoce a tutto.”
“Lo so, lo so. Senti Tony, siccome sto per uscire dal Social Inferno,
hai qualche consiglio utile da darmi prima che torni nell’altro inferno là
fuori?”
“Ascolta sempre la tua anima, quel Dio di cui ti ho appena parlato.
Anche se è sepolta da quintali di immondizia, rimanendo in silenzio puoi
sentire la sua voce. Segui le indicazioni che ti darà, va’ sempre per la tua strada
e non abbandonare la stella cometa rappresentata dai tuoi sogni. Vivi senza
temere gli ostacoli che gli altri ti
metteranno davanti perché invidiosi della tua libertà. Sei nato per cantare
fuori dal coro. Fallo.”
“Grazie Tony, avevo bisogno di sentire queste parole.”
“E non avere paura nemmeno della solitudine. La vita è un’impervia
montagna, più sali più rimani solo. È l’ineluttabile destino di chi ha
conosciuto la Morte e si avvicina alla Verità.”
Versò un altro bicchiere di vino a entrambi e brindammo.
“Alla vita vera!” propose.
“Prosit” dissi.
“Un’ultima cosa. Prima di… scollegarti, devi obbligatoriamente andare
giù nei sotterranei del Social Inferno. Già che sei stato qui, non avrebbe
senso rinunciare a questa tappa fondamentale per capire meglio…”
“Se lo dici tu.”
Scolai d’un fiato l’ultimo bicchiere e dal punto più alto di
quell’inferno mi ritrovai nel punto più estremo sul versante opposto.

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