domenica 1 aprile 2018

LE BELLE FIGHEIRE


LE BELLE FIGHEIRE (cap. 22)


   Scivolai giù per un tempo che non saprei calcolare. Dopo quelle che potevano essere ore o settimane, terminai la discesa in una toilette per signore. A dire il vero era più un camerino, tipo quelli in cui si cambiano attori, cabarettisti o artisti in generale, stretto e lungo, di una lunghezza apparentemente infinita. Alla parete erano appesi specchi di varie forme e dimensioni, e davanti agli specchi sedevano donne di diverse età; alcune si stavano truccando, altre, la maggioranza, si facevano foto allo specchio, i cosiddetti melfie.
   “Non farti attrarre dalle belle figheire” intervenne Virginia con mia grande sorpresa. “Sono come le leggendarie sirene o la mitologica Medusa: potrebbero pietrificarti il cervello se le guardi troppo a lungo.”
   “Non preoccuparti Vi’, non c’è pericolo, per quanto affascinanti, non mi hanno mai attratto queste donne, giovani o mature, belle o strafighe. Il loro comportamento social denota un certo vuoto reale.”
   Nel frattempo camminavo alle loro spalle, lungo lo spazio ristretto di quel camerino claustrofobico.
   “Alcune si faranno almeno un centinaio di autoscatti al minuto, tutti con la stessa espressione” constatai. “Guarda quelle bocche a “culo di gallina”! Credono di essere sexy? E guarda queste… foto di seni, sederi, cosce…”
   “Lo fanno per ammaliare i bavosi.”
   “Chi?”
   “I bavosi. Pensavo li avessi notati. Alza la testa.”
   Guardai in alto e vidi che il soffitto era di vetro trasparente, al di là del quale una moltitudine di uomini con la bava alla bocca spiava le belle figheire.
   “Ma certo!” esclamai come se avessi appena scoperto l’acqua calda. “Gli affamati di figa.”
   “Proprio loro. O se preferisci, i malati di sesso, ovvero il pilastro su cui sono fondate la nostra economia e società. Non serve Freud per spiegarci che la vagina muove il mondo.”
   Osservai che alcune donne del camerino, dopo aver lampeggiato a intermittenza, come fossero ologrammi sparati da un proiettore difettoso, si dissolvevano. Virginia mi spiegò che erano classici profili fake, creati spesso per adescare bavosi. Anche a me capita spesso di trovare richieste di amicizia da parte di belle figheire che non conosco. Figheire troppo belle per essere vere. Infatti entrando nel loro profilo a controllare, solo uno con il cervello annebbiato dalla “gnocca” non si accorgerebbe che sotto l’esca è nascosto un bell’amo appuntito.  Alcune offrono perfino prestazioni sessuali; di solito questi profili durano giusto il tempo di una segnalazione che porterà Facebook a bloccarle, ma intanto molti bavosi avranno sicuramente abboccato. Io, come credo di aver già precisato, non mi lascio ingannare da questa infida categoria feisbucchina; così non è per molti miei amici, che essendo bavosi per natura e conseguentemente speranzosi di trombare a colpi di “mi piace”, sono anche facilmente manipolabili.
   Virginia mi lasciò proseguire la camminata in solitudine. Percorsi ancora qualche chilometro prima di trovare una serie di porte nere sul lato alle spalle delle belle figheire sempre impegnate a truccarsi e fotografarsi. Ne aprii una, non prima però di aver dato un’ultima sbirciata al sedere della giovane che si stava facendo un selfie lì vicino.




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