LE BELLE
FIGHEIRE (cap. 22)
Scivolai giù per un tempo che non saprei calcolare. Dopo quelle che
potevano essere ore o settimane, terminai la discesa in una toilette per
signore. A dire il vero era più un camerino, tipo quelli in cui si
cambiano attori, cabarettisti o artisti in generale, stretto e lungo, di una
lunghezza apparentemente infinita. Alla parete erano appesi specchi di varie
forme e dimensioni, e davanti agli specchi sedevano donne di diverse età;
alcune si stavano truccando, altre, la maggioranza, si facevano foto allo
specchio, i cosiddetti melfie.
“Non farti attrarre dalle belle
figheire” intervenne Virginia con mia grande sorpresa. “Sono come le
leggendarie sirene o la mitologica Medusa: potrebbero pietrificarti il cervello
se le guardi troppo a lungo.”
“Non preoccuparti Vi’, non c’è pericolo, per quanto affascinanti, non mi
hanno mai attratto queste donne, giovani o mature, belle o strafighe. Il loro
comportamento social denota un certo vuoto reale.”
Nel frattempo camminavo alle loro spalle, lungo lo spazio ristretto di
quel camerino claustrofobico.
“Alcune si faranno almeno un centinaio di autoscatti al minuto, tutti
con la stessa espressione” constatai. “Guarda quelle bocche a “culo di
gallina”! Credono di essere sexy? E guarda queste… foto di seni, sederi,
cosce…”
“Lo fanno per ammaliare i bavosi.”
“Chi?”
“I bavosi. Pensavo li avessi notati. Alza la testa.”
Guardai in alto e vidi che il soffitto era di vetro trasparente, al di
là del quale una moltitudine di uomini con la bava alla bocca spiava le belle
figheire.
“Ma certo!” esclamai come se avessi appena scoperto l’acqua calda. “Gli
affamati di figa.”
“Proprio loro. O se preferisci, i malati di sesso, ovvero il pilastro su
cui sono fondate la nostra economia e società. Non serve Freud per spiegarci
che la vagina muove il mondo.”
Osservai che alcune donne del camerino, dopo aver lampeggiato a intermittenza,
come fossero ologrammi sparati da un proiettore difettoso, si dissolvevano.
Virginia mi spiegò che erano classici profili fake, creati spesso per adescare
bavosi. Anche a me capita spesso di trovare richieste di amicizia da parte di belle
figheire che non conosco. Figheire troppo belle per essere vere. Infatti
entrando nel loro profilo a controllare, solo uno con il cervello annebbiato
dalla “gnocca” non si accorgerebbe che sotto l’esca è nascosto un bell’amo
appuntito. Alcune offrono perfino
prestazioni sessuali; di solito questi profili durano giusto il tempo di una
segnalazione che porterà Facebook a bloccarle, ma intanto molti bavosi avranno
sicuramente abboccato. Io, come credo di aver già precisato, non mi lascio
ingannare da questa infida categoria feisbucchina; così non è per molti miei
amici, che essendo bavosi per natura e conseguentemente speranzosi di trombare
a colpi di “mi piace”, sono anche facilmente manipolabili.
Virginia mi lasciò proseguire la camminata in solitudine. Percorsi
ancora qualche chilometro prima di trovare una serie di porte nere sul lato
alle spalle delle belle figheire sempre impegnate a truccarsi e fotografarsi.
Ne aprii una, non prima però di aver dato un’ultima sbirciata al sedere della
giovane che si stava facendo un selfie lì vicino.

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