lunedì 2 aprile 2018

NELLA SFERA DELL'EGO


NELLA SFERA DELL’EGO (cap. 23)


   “E da qui come esco?” pensai ad alta voce.
   Ero finito in una grande sfera di cristallo trasparente. Avrebbe potuto contenere almeno una ventina di persone, ma ero solo al suo interno. La gente stava tutta accalcata fuori a osservarmi con curiosità. Mi sentivo nudo e un po’ in imbarazzo per la morbosità che notavo nello sguardo di quegli esseri umani eccitati. Mi ricordavano i bavosi oltre il soffitto del mondo precedente.
   “Virginia vieni subito qui, per favore” pensai. Ma non apparve, forse per colpa dell’impenetrabilità della sfera.
   Ad un tratto, al posto di Vi’, si materializzò accanto a me un essere basso e tozzo vestito da clown, inquietante come It di Stephen King.
   “Tu chi sei?” chiesi.
   “Sono Narciso, lo spirito degli egocentrici.”
   “Cosa vuoi da me?”
   “Io cosa voglio da te? Tu cosa vuoi da me?!”
   “Non ti ho cercato o invocato io.”
   “Non c’è bisogno di invocarmi, io vivo in te.”
   Pensai che se un essere maligno così brutto viveva in me, dovevo probabilmente preoccuparmi.
   “Non preoccuparti” intervenne Narciso come se mi avesse letto nel pensiero. “È tutto normale. Tu Simone sei, nonostante la tua riservatezza e timidezza, un grande egocentrico a cui piace farsi ammirare, altrimenti non saresti capitato qui; se non fossi quel che sei non posteresti su Facebook i tuoi pensieri, o le tue “perle”, come ami definirle. Sei capitato qui dentro perché godi nel farti notare. D’altra parte sei un artista, e gli artisti hanno l’obbligo morale di farsi apprezzare.”
   “Beh, in effetti hai ragione, mi piace mettere in mostra il mio talento e avere qualche riscontro, sempre che io abbia talento.”
   “Ce l’hai, ce l’hai. Se credi di averne, ne hai. L’importante è crederci sempre. Hai visto quanta gente ti osserva qui fuori? Tra loro ci sono anche molti gossipari. So bene quanto godi a dare argomenti di conversazione ai gossipari, non è vero?”
   “Sì, lo ammetto. Ammetto anche che mi gratifica incontrare ogni tanto qualcuno che dice “ma tu sei Simone, ti seguo sai?, interessante quello che scrivi”. Certo, come dice un post condiviso che ho letto in questi giorni “essere famosi su Facebook è come essere ricchi con i soldi del Monopoli”, ma la “fama” si può guadagnare anche avendo qualcosa da dire su un social. Non leggo troppe cose degne di nota ultimamente…”
   “Bravo Simone, siamo proprio in simbiosi io e te.”
   “Ad Andy Warhol attribuiscono la famosa frase secondo cui un giorno saremmo stati tutti famosi per un quarto d’ora. Forse aveva intuito la venuta di Facebook…”
   “Eh eh eh, parrebbe di sì.”
   “Perché non riesco a contattare Virginia?”
   “Perché è troppo umile e pura per entrare qui dentro. Nella sfera dell’ego ci possono entrare solo quelli come te, quelli che hanno me tra gli spiriti che abitano la loro anima.”
   “Come faccio ad uscire?”
   “Semplice, basta che stacchi momentaneamente la spina dalla presa della tua presunzione. Tanto sai sempre come riattaccarla, giusto?”
   “Giusto. Ma il problema ora è come staccarla. Come posso fare?”
   A quel punto il clown si abbassò i pantaloni, tirò giù le mutande e mi porse il sedere. Allargò le chiappe e capii che per uscire dalla sfera sarei dovuto entrare in quel buco stretto.
   Mi abbassai.



Nota: Siccome questo è uno dei capitoli postumi, aggiunti cioè a opera "teoricamente" conclusa, il disegno che verrà inserito qui alla fine del capitolo vi sarà presentato prossimamente.

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